Il Derattizzatore
E’ questa, allora e infine, la somma d’ogni conto, l’attimo del vero, quello da cui nessun ritorno è possibile più.
Io e te, e null’altro ancora.
Siamo rimasti in due, cacciatore io e tu preda, e una distanza breve a dire la differenza di ruolo e di destino.
Così rapida e feconda, la tua specie, così avida di ogni scarto minimo di vita da aver messo in pericolo la nostra stessa sopravvivenza.
E’ stata non una battaglia, ma una guerra di mondi, ovattata e occulta nei sotterranei oscuri ma non violenta meno che il sacrificio d’Ilio. //
// Poiché sotto i lor duci ambo schierati gli eserciti si fur, mosse il troiano come stormo d'augei, forte gridando e schiamazzando, col romor che mena lo squadron delle gru, quando del verno fuggendo i nembi l'oceàn sorvola con acuti clangori
Voi piccoli, numerosi e feroci, sicuri noi della nostra intelligenza, fino quasi a morirne.
Finché non fummo addestrati noi, portati per sempre via alla nostra vita d’allora per avere come unica ragione morte e vita – la vostra, la nostra, e l’una all’altra insieme.
Anni e giorni trascinati uno dietro l’altro a denti stretti, e tornati mai.
Chissà dov’è la mia vita d’un tempo, dove quel me stesso che ero, che forse sarei stato.
Li hai veduti tu, e anche io, i miei simili e i tuoi cadere uno a uno, ché il fato rincorrere si fa, e mai raggiungere.
E adesso, e qui, non ci siamo ora che noi, l’ultimo io, e così tu, a decidere infine la sorte con le nostre stesse mani //
// con le nostre stesse mani.
Ti attendo qui da ieri, immobile, silenzioso, teso, pronto.
Ti nascondi da ieri tu, pronto, teso, silenzioso, immobile.
Chi farà dei due il primo passo falso, chi l’ultimo errore?
Ti ho conosciuto, in questo lungo tempo, osservandoti, imparandoti, fino a distinguerti in mezzo ai tuoi, per noi così tutti uguali.
Ho previsto ogni mossa, non voltandoti le spalle mai, senza offrirti debolezze.
Ho seguito i tuoi occhi arrossati muoversi al passo oscuro della notte //
// night // nuit // noche // noite // nacht.
Ho atteso il momento, e il momento ora è questo.
Vieni, dunque.
E’ pronta l’esca, pronto il movimento che darà inizio alla tua fine.
E dopo, per me, di me, cosa resterà?
In questo mondo vuoto ormai, in questo angolo di terra invecchiato senza di noi, cosa farò infine?
Così a lungo non sono stato altro //
// Così a lungo non sono stato altro che colui che doveva cancellare te, che cancellandoti scomparirò forse anch’io.
Ma non è questo, non per arrendermi alle domande sono stato programmato.
E allora vieni, vieni alla tua, alla nostra fine che sento ormai vicina, vieni allo scoperto, vieni a dirmi cosa accadrà di me.
Forse ti amerei, in questo istante estremo, forse ti odierei, se fossi in grado di amarti e di odiare.
Ma sono solo calcolo e tensione.
Vieni, allora,
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non resistere ancora, non farmi attendere finché i miei circuiti saranno esauriti e spenti.
Vieni, e termini con te la tua specie.
Vieni, infine, tu, ultimo degli Uomini.