URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

venerdì, luglio 08, 2005

Un giorno normale

All’ora consueta la radiosveglia diffuse le prime notizie del mattino.
Fuori c’era una luce tiepida e poca vita.
Spense la sveglia con gli occhi ancora socchiusi, e si alzò piano per non destarla. Lei avrebbe dormito ancora un’ora, prima di portare il bambino a scuola.
Un doccia rapida, e poi la barba rasata con cura.
Di fronte allo specchio del bagno si toccò la guancia destra, da cui arrivavano deboli segnali. Non aveva poi fatto in tempo a passare dal dentista per quel molare.
Rientrò silenziosamente nella stanza da letto, e prese la camicia bianca dal servo muto. L’aveva indossata anche il giorno prima, e attorno ai polsini c’era un’ombra rilevabile appena.
Prese dal guardaroba una camicia azzurra e una cravatta scura, poi andò in bagno a posare la camicia bianca nel cesto della biancheria da lavare.
Mentre in cucina l’aroma del decaffeinato stentava a svegliarlo definitivamente, controllò la posta del giorno prima. Un paio di bollette già addebitate sul conto corrente, e la pubblicità di un nuovo supermercato a due isolati di distanza.
Segnò sulla lavagnetta appesa alla parete un paio di appunti: bisognava passare in tintoria a ritirare la sua giacca beige, e poi era quasi finito il caffè.
Controllò che il bambino dormisse quieto. Quel pomeriggio, a scuola, c’era la recita scolastica. Aveva studiato bene la sua parte, c’era da essere sicuri che li avrebbe resi orgogliosi.
Indossò la giacca e un soprabito leggero.
Allo specchio piccolo, quello accanto all’ingresso, affidò gli ultimi ritocchi al nodo della cravatta, poi uscì.
Richiuse piano la porta alle sue spalle, per non disturbare.
Diede uno sguardo al giardino. L’erba l’aveva falciata il giorno prima, e le siepi erano ancora sufficientemente regolari.
Intorno, altre case uguali, e giardini, e siepi.
Si avviò a passo tranquillo verso la metropolitana, sistemando meglio, sotto la camicia, la cintura pesante di esplosivo che gli premeva sul fianco.


affrancato e spedito da Effe | 08:55 | commenti (28)

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