Achab
Da lontano, quando ogni volta appare, è come nuvola incorporea e bianca, giunta per caso al suolo perdendo per distrazione il cielo;
oppure, ha sembianze di bagliore chiaro, ed è lampo, e però lento;
o ancora, è il riflesso di un sole tramontato altrove.
Ma poi, più da presso, i suoi contorni diventano allora più solidi e densi.
Non bagliore, o nuvola.
Vecchio, ma di una vecchiaia senza motivo, arresa al solo biancore dei capelli crespi.
Avvolto a crisalide, in inverno e in estate non di meno, nello stesso impermeabile chiaro, senza perdono chiuso sempre fino al collo.
Ai piedi, qualche moneta in un cappello rovesciato, ma un po’ discosto, come se non ne conoscesse l’appartenenza.
Appesa sul petto, ancorata con cinghie di cuoio che stringono le spalle e muovono onde sull’impermeabile, porta una vecchia fisarmonica d’argento e azzurra, priva dei tasti per metà e con il mantice slabbrato e rotto, inutile medaglia al passato ormai, che espone allo sguardo pieno della gente.
Lo si può trovare ad ogni crocevia della Città Grande – per poco ancora qui, ieri lungo una strada già lontana, e poi più oltre ancora.
Inspiegato e immobile, ma ubiquo, presente ogni giorno e ovunque, fermo all’apice dell’improvviso incontrarsi per poi subito perdersi di tutte le strade.
E guarda.
Guarda lui con immutabile distanza la gente che passa, e le auto, e la vita che scorre via veloce.
Non fa nient’altro, solo osserva.
Lo si potrebbe credere non vero, così immobile, un errore forse del nostro pensare, se non fosse per quel rapido contrarsi del braccio destro che si alza fino a sfiorare la bocca con una sigaretta accesa sempre, inesauribile come l’oscillare continuo del braccio, che ogni volta torna a rilasciarsi lungo il fianco - il fianco avvolto nel baco dell’impermeabile chiaro, e poi ancora su, e sempre, ancora, per sempre.
Fuma.
E osserva.
Con attenta indifferenza, tutto e ogni cosa, e di noi ciascuno.
Ogni giorno, e di ogni giorno ogni notte, e ogni stagione, osserva.
E, dopo aver osservato, ci giudica?
Condanna le nostre vite?
La mia, come le altre, gli è nota?
Saperlo è impossibile, immobile il volto che non cede consapevolezza o pensiero, e nello sguardo non si accende, rapido, nessuno stato d’animo; è uno specchio, e come uno specchio riflette ciò che accade - non aggiunge, non toglie, solo è.
La testa non si volge, non a destra, non a sinistra, non segue lo sguardo nulla e nessuno.
Solamente osserva il momento che gli accade dinanzi, come se avanti a sé non avesse che un solo presente.
Ma tutto passa di lì, tutto si offre ai suoi occhi, lungo le strade che si incrociano ad ogni angolo della Città Grande.
Nulla resta lontano dal suo sguardo immobile.
E lui osserva.
Fuma.
E Osserva.
Achab, lo chiamo e lo spero, vedetta sulle esistenze, pronto a lanciare il segnale di avvistamento non appena qualcosa increspi la superficie delle nostre anime.
"Là, ecco, si muove, si contrae, vive!".
Resiste lui, marinaio di tolda, incurante di vortice e libeccio, capitano di vela e d’altre vite.
Io so, nei momenti miei di dubbio e di speranza nessuna, quando il certo non è più probabile del possibile, io so che basta allora uscire di casa per subito incontrarlo nelle vie, e sapere così con sicurezza che il mondo non è scomparso.
Non ancora.