All’angolo d’improvviso
Non abbassare gli occhi.
Mi conosci, sai la mia faccia logora per le troppe notti a dormirci poco sopra, sai del mio vestito sempre uguale a consumarsi addosso da dieci anni ormai, conosci la mia anima frusta.
Non guardare da un’altra parte, non convincerti che non son io. Ti ho regalato, una notte, una ragione per farlo, ma non puoi cancellarmi ora, non devi.
Non provare vergogna per me, non pentirti al posto mio.
Non ho più vergogna e rimorso, e il pentimento non dura troppo tra le mani d’un uomo.
Non chiedere qui di un dio, anche lui ha cieche colpe da scontare.
Non voltarti, non cercare un posto tra la gente, non ho posto, io, io son tra gli altri, tra gli invisibili.
Non rendere più veloce il passo, non aggiungere tra noi distanze ancora. Il mio passo ha scarpe sfondate e senza lacci, e sono stanco delle distanze che non hanno un giorno fine.
Non abbassare il tuo cappello sugli occhi per far scuro l’orizzonte su cui siedo. Io non ho cappello a riparo della pioggia, non ho quasi più occhi per guardare lontano.
Lo ricordi com’era, com’ero, così tanto tempo fa. Le nostre mani si conoscevano allora, e i nostri sguardi. Non c’è giorno ora che non porti il dolore del tuo sorriso.
Non cercare risposte, non pretenderle da me. E’ la nostra vita che ci sceglie, e non si conosce scampo.
Così son qui a chiedere due soldi d’elemosina, ma non a te, a te non stenderò la mano, non chiederò conforto.
Mi basta che tu non fugga, che non abbia l’urgenza del mio stesso pianto.
E’ solo un piccolo dolore in mezzo a tanti, passerà lui e passerai tu davanti a me.
Quando l’amore si stempera in ricordo, fa meno male allora.
Non chiamerò il tuo nome noto, non ne cercherò il suono, non avrò voce per legarti, per poi scioglierti e lasciarti andare, rinata ancora.
Ma non abbassare gli occhi, adesso.
Mi conosci, sai di me.
Sono tuo padre.