Generazione 3
In principio era il verbo.
Minuscolo, si capisce.
All’inizio, dico, il blog era solo testo.
Solo testata e testo.
E il metatesto? Niente.
E le immagini? Le immaginavi.
Poi, dacché il mezzo influenza il modo, e le possibilità gli atti, il blog ha iniziato ad acquisire per partenogenesi anche la seconda dimensione, quella della prospettiva, del colore e della forma.
L’immaginario si faceva immagine.
Questa è stata e fu la prima generazione.
E poi, l’effetto imbuto. Più si procede e si avanza, più il tempo accelera, come un flusso che venga improvvisamente ristretto in un alveo minore che ne aumenta la velocità.
La seconda generazione è stata – ed era appena ieri – quella dei post vocali, in cui la scrittura viene sublimata, del tutto o in parte, dall’evocazione di voci e suoni.
Ma non c’è tempo, non c’è tempo, s’invigorisce il flusso, s’incrementa la velocità.
La terza generazione è già qui: è il vlog.
La terza generazione è Kinobit.
La terza generazione è un’ulteriore contaminazione di immagine, suono, scrittura.
Non fa sconti, Kinobit. Non è indulgente.
E’ bello, e senza trucco.
E’ ribelle.
E’ puro, e non teme il lavoro sporco.
Se questo vlog fosse un film, sarebbe ora di proiettarlo.
Il ritratto è sicuro, la mano ferma, l’autore è lui, il Pasha Antipov della blogosfera, il politicamente sorretto dall'Idea, l’amico Strelnik.
Ciak, si gira.