Nazioni in Riserva
(pro chiusura Nazione Indiana)
Attenzione, questo è un post politicamente scorretto e ben consapevole d’esserlo. Ma è per il vostro bene. Astenersi animelle e ultrapsichici.
Non se ne è mai fatto mistero, che diamine.
Il concetto stesso di Nazione ci era inviso, approssimando per difetto, da circa sempre.
Elevare un muro, dividere tra noi e loro, sottintendendo che la distinzione non era, neppure a titolo di vaga ipotesi, favorevole alla parte dei loro (cioè: a noi); tutto questo era segno di una scelta pregiudiziale e ghettizzante.
Quanto alto il pulpito, poi, e come reboanti i moniti!
Criticabili e infatti criticate le posizioni da Officianti della Cultura, su questioni – dei del cielo! - da non rinvangare qui, pena la catatonia.
Epperò, a ben vedere, e come è d’uso riconoscere agli agonisti abili nella pugna, c’era del talento, e una tensione.
C’era, nel percorrere la via Nazionale, come dire, una certa poetica.
Perversa, è chiaro, ma intanto.
E poi, finalmente, l’occasione: i Nazionali (senza filtro, per chi ha l’età) rompono indugi e muraglioni e lasciano il fortilizio.
Ognuno per la propria, e ci si augura feconda per la rete, strada letteraria.
Ma.
Ma fuggito dai confini dell’impero il Princeps, s’ostinano ora i comprimari.
Invece di approfittare dell’opportunità per tumulare il vecchio progetto, con tutta evidenza fallito e irrimediabilmente macchiato da un peccato originale, e proporne uno, se non proprio innovativo, quantomeno nuovo – che per alcuni di loro le capacità ci sarebbero anche - i Riservisti restano, resistono tignosi, e con la creta – che è terra e sputo - erigono ancora inutili muri e indulgono nella colpa.
Sei già N.I. fase uno era l’errore, la fase due è l’ostinazione virata fuori tempo alla necrofilia.
Quel blog – leggi: il progetto di quel blog – è morto da tempo (esequie vivissime, cit.).
Urge nuova aria, perché si sa, nella rete siamo tutti ospiti: pesci (a proposito di rete) e ospiti, dopo tre giorni, puzzano.
Figuramoci il blog.