A mio parere, quelle due luci davanti a noi erano i fari di un Tir che viaggiava contromano.
Il collega carrierista affermava invece che fossero i due globi luminosi che segnalavano il locale alla moda dove ci stavamo recando per la cena aziendale.
E in effetti no, non si trattava del locale.
Ci risvegliamo nell’Empireo, proprio dinanzi a una porta con la scritta Accettazione.
Entrando, ci troviamo in un ampio locale che ricorda da vicino un ufficio anagrafico.
Al soffitto, alcuni enormi ventilatori a pale ronzano pigri, e lasciano l’aria quasi immobile e calda. Lungo un bancone, decine di sportelli.
Vuoti.
Solo in fondo alla sala si intravede un figura biancobarbuta a mezzo busto, che inforca mezze lenti e indossa mezze maniche da impiegato.
Insomma, una mezza delusione.
– Il personale di qui me l’aspettavo diverso – commenta il Carrierista, e s’avanza verso il biancobarbuto, cercando di attirarne l’attenzione con ripetuti colpetti di tosse.
Il vecchio gli si rivolge senza neppure guardarlo in viso.
– Favorite i documenti, Quagliarulo.
– Veramente non mi chiamo Quagliarulo – risponde il Carrierista.
Il barbuto finalmente solleva lo sguardo al di sopra delle mezze lenti.
- Come, non siete Quagliarulo Dionigi fu Vincenzo, defunto per una gotta trascurata?
– Macché.
– Ne siete certo? Perché, vedete, io sono infallibile.
– E ciononostante.
– Vabbé, tagliamo corto, mostratemi i vostri permessi di soggiorno.
– Quali permessi?
– Ho capito, altri due irregolari.
– Scusate, giusto per saperci, per l’appunto, regolare: questo non sarebbe per caso il paradiso?
– Eh, il paradiso, come correte. Per il paradiso sono necessarie un sacco di formalità, la domanda in carta dal bollo, i documenti, il concorso per titoli ed esami. E comunque c’è il numero chiuso. Per ora vi ospitiamo presso il Centro Temporaneo di Permanenza.
– Scusate se domando ancora, ma voi, diciamo, sareste...?
– Il Principale, per servirvi.
– Cioè, davvero, sul serio, voi siete l’Altissimo?
– Ueh, giovane, non facciamo gli spiritosi, che se mi appaleso in forma antropomorfa da un metro e cinquanta è solo per un fatto di modestia.
– Sentite, Eccellenza...
– Lasciamo stare i titoli, chiamatemi pure Boss.
– Grazie, Boss. Volevo dire, come mai, tranne voi, non c’è nessuno agli sportelli?
– Ma no, niente, il personale è in agitazione. Sono i sindacati, naturalmente, che sobillano. Ma si tratta di una cosuccia, una questione di contributi arretrati non versati. Una sciocchezzuola.
– E da quanto tempo - così, tanto per sapere – non vengono versati?
– Dalla Creazione, giorno più, giorno meno. E comunque, qui più vi fate i fatti vostri, e meglio è.
– Perdonate.
– Perdonato. Ora favorite ora le generalità, che provo a rintracciare le vostre pratiche al terminale.
Il Boss inizia a pestare vigorosamente sui tasti.
– Per tutti i diavoli, qui non funziona mai niente. E non è mica colpa, come insinuano i sindacati, delle apparecchiature che ho comprato di seconda mano. Da quando hanno informatizzato l’Aldilà, lavorare è diventato un inferno. Ecco, adesso si è piantato tutto. Ma quant’è vero me stesso, ‘sto coso adesso farà il suo dovere.
Il Boss appioppa un paio di uppercut al terminale. Il secondo è un knock out spettacolare.
Crepitano alcune scintille dai cavi di connessione, poi un botto. Salta la corrente, si cheta il ronzio delle apparecchiature, cessa il movimento dei ventilatori al soffitto.
– Che succede? – domanda il Carrierista.
– E che ne so? – risponde piccato il Boss.
– Ma voi, scusate, non siete l’Onnisciente?.
– Epperò, con queste diavolerie moderne io non è che...
– E non potreste rimediare?
– Eh, ci vorebbe un miracolo.
– Ma voi per l’appunto non siete...?
– Giovane, ve l’ho detto poc’anzi: facciamo meno gli spiritosi. Adesso telefono all’assistenza. Pronto, assistenza? Come sarebbe che devo attendere in linea? Spegnete la radiolina, non me ne importa nulla se oggi ci sono le partite. Voglio sapere cos’è successo qui al CTP. Come, che ne sapete? E controllate, no?
Il Boss scuote il testone, sconsolato.
- Ah, ecco, un black out su tutto il settimo cielo, provocato da cause ancora ignote. No, non ho idea di cosa possa essere successo. Vabbé, mandate qualcuno per la riparazione.
Il Boss si rivolge nuovamente a noi.
– Niente, bisogna aver pazienza, questi chissà quando vengono.
Il biancobarbuto tira fuori un mezzo Toscano e l’accende.
– Scusate, non vorrei dire – interviene il Carrierista – ma su quel cartello c’è scritto Vietato fumare.
– Giovane, e mo’ m’avete scocciato veramente. Facciamo così: io adesso vado in pausa, e mi accompagno a questo vostro amico, che mi pare simpatico. Voi invece indossate le mie mezze maniche e mettetevi qui al posto mio. Se arriva Quagliarulo Dionigi fu Vincenzo, ditegli di aspettare, non starò via molto.
– Ma, ma... e quando tornate?
– Oh, non preoccupatevi, non oltre il Giorno del Giudizio, che lì avrò da fare.
Il Boss mi prende a braccetto, conducendomi fuori dall’ufficio.
– Venite, venite, fatemi compagnia. C’è una vineria, qui vicino, dove hanno un frizzantino che fa resuscitare i morti. Anche io ho usato questo trucco, qualche volta, non so se ne avete sentito parlare.