Di blogger, di Pescara e d'altri demoni.
Esistono angoli, a Torino, che s'addentrano in quadrilateri di secoli e storie, di case nobili e barocche, di vicoli d'ombra, di destino, d'arte e di mestiere.
Basta scantonare e il traffico, la città grigia, il presente che urge, non esistono più.
C'è, in uno di questi angoli, un antro strano, un pertugio, un piccolo mondo d'erbe e di sapienza.
Su scaffali di legno e tarlo s'assommano senza spazi ampolle, anfore e vasi in vetro. A ognuno il proprio contenuto, e la sua etichetta. Angostura, Strofanto, Cighero, Belladonna, Summaruga, Cerfoglio.
Sulle anfore più addentro, sono così abbrunite dal tempo le etichette, che il loro contenuto lo conosce, e forse, soltanto l'erborista.
Chiare magie si compongono, si intimano pozioni e rimedi.
Accanto al pertugio, ma della medesima minuscolosità, un caffé di palchetto e velluti e gomito a gomito.
Parlo qui, davanti a un martini demodè, con un blogger, di blog e di scritture. Lo facciamo consapevoli che l'altri non possono non sentire, e guardare perplessi chi parla una lingua inaudita.
Ecco: di lingue, di segni, di scritture inaudite vorrò a parlare a Pescara, domani sera.
Chi c'è, c'è; chi non c'è, ci sia ugualmente, in spirito e scrittura.
Mi piacerebbe trovare le vostre storie, lungo i chilometri che separano la capitale sabauda da Pescara.
Vorrei leggere le vostre frasi sul casello d'autostrada, lungo i cordoli, nelle aree di sosta, sui tralicci d'alta tensione, sulle mani delle cassiere in autogrill, sulle case, sui ponti, lungo scali ferroviari, negli abbrivi di città.
Scritture che facciano da guida, che anticipino il viaggio, che raccontino quello che accadrà.
Per poter vivere una situazione, un risvolto, un'indecisione, ho prima bisogno di poterla immaginare.
Non esiste realtà che non sia posticipo di una qualche fantasia.
Scrivete allora con vernici e con scalpelli; leggerò, io, e saprò.
Buon viaggio.