URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, settembre 23, 2003
A DAY IN THE LIFE
prove tecniche di liberazione del (dal) blog


E non c’è nemmen bisogno di ribadirlo. Lo sappiamo perfettamente che l’aria delle nostre città è inquinata da tali veleni che neppure la sala riunioni della Rai dopo un incontro del CdA. Forse che per questo si smette di respirare? Magari una gitarella fuori porta ogni tanto, ecco.
E anche quell’altra cosa, come si chiama, quella roba strana che quando la provi poi non smetti più.
Ah, ecco, bravi: il blog. Prima che ce lo spieghi Alberoni (ma chi gliele cura le basette, Luca Sardella?), diamone pure atto: il blog fa male. Come cura è consigliabile trascorrere, ogni tanto, una giornata nella vita reale. Fare cose, vedere gente. Regalarsi il pranzo in uno dei ristoranti più cari della città, magari. Ieri l’ho fatto. Beh, è andata così.

Velluti. Stucchi. Luce filtrata e porporina. L’impeccabile cameriere, mentre mi serve un piatto di Caldo Verde (ricetta tipica portoghese), pecca e mi sbrodola alcune gocce di zuppa incandescente direttamente sui pantaloni. Il liquido vaporizza all’istante il tessuto, tatuandomi sulla coscia le prime tre cantiche del Purgatorio. Mi alzo di scatto, declamando per par condicio alcune stanze inedite del Petrarca (ammetto di aver inserito taluni modernismi non attestati).
Durante la brusca ascensione, urto la zuppiera che l’esterrefatto cameriere ancora regge al di sopra della mia testa. Il liquido magmatico viene così catapultato sul doppiopetto fresco di sartoria del mio vicino di tavolo.
Nel frattempo, a causa del rinculo seguito al cozzo contro la zuppiera, ricado a sedere, senza però ritrovare la sedia damascata. Finisco così per terra, a gambe indecorosamente distese.
Il vicino di tavolo, elegantemente maculato di verde, tenta di schiaffeggiare l’improvvido cameriere, ma scivola sul pavimento reso viscido dall’immonda brodaglia e termina carponi tra le gambe del maître, richiamato dai miei serafici vocalizzi.
[continua nel post successivo]

affrancato e spedito da Effe | 11:05 | commenti

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