Breve annotazione da nulla sul segreto della felicità
Si rimprovera, troppo spesso e a gran torto, il tentativo d’essere altro da ciò che si è.
Ma quale il senso, nel rimanere immobilmente uguali a se stessi?
Perfetti o imperfetti – con gradi differenti di probabilità – sappiamo comunque di voler essere ciò che non siamo.
Che rabbia – e allora schiumo invettive, digrigno malefìci, scortico con le unghie il tavolaccio della mia cella - nel sentir dichiarare a qualche Pontificatore Massimo che il segreto della felicità, o del successo, o della retta via, sta nell’essere semplicemente se stessi.
Una folgore iperfulmini i Pontificatori (in modo indolore, eventualmente).
Il segreto è invece nel trascendersi, nel superarsi, nel tracimare, nel fare acqua da tutte le parti.
E poi, guardatevi d'attorno, di grazia.
Osservate vicini di casa, colleghi d’ufficio, e la gran parte dell’umanità.
Considerateli per quello che sono adesso.
Siate voi stessi, dice.
Mioddio.
Speriamo di no