URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

mercoledì, febbraio 08, 2006

Lo scrittore odia il lettore (che, peraltro, è un assassino)


{Apro molte parentesi. Avevo promesso di riprendere la discussione sul fatto che, secondo Untitled Editori, si scrive quello che si sa, mentre a mio giudizio semidivino si scrive quello che si è [e siamo molto più di quello che sappiamo (di essere)], e per B.Georg si scrive quello che si può, e secondo MarioB si scrive per cercare la verità, mentre per Luiperre esiste la scrittura come grazia . Avevo promesso. Ma a mantenere c’è rischio d’esser tacciati di coerenza. Sia mai. Si parli allora d’altro [ma non poi così altro (e si chiuda infine ogni parentesi)]}


Tenetevelo dunque per detto: la scrittura è un fatto preterintenzionale.

E’ sempre al di là di possibilità e intenzioni.

Una storia non è mai una storia, ma infinite – è solo l’attimo a decidere quale verrà alla luce più di altre.

S’è già detto più volte che lo scrittore spera il lettore, spera il suo mistero, la sua capacità di aprire porte.

Chi legge sa sempre più di chi scrive.

Per questo il lettore è un nemico necessario, perché lui soltanto ha risposte (mentre chi scrive ha solo domande e urgenze).

Quel che avviene durante la lettura è che la storia dell’autore, quella che gli si è mostrata, viene uccisa e saccheggiata, per far posto ad altre storie, ad altre verità.

Il lettore è un assassino della peggior risma.

Attende lo scrittore a un crocevia, alla svolta dell'angolo, nel semioscuro, con finto sorriso, e lo guata, lo pedina, l’assale, lo pugnala alla gola, infierisce, scanna e recide, e gli strappa dalle mani la storia e la fa sua – fa sue le infinte storie di ogni storia.

L’unico modo che uno scrittore ha, per amare il lettore, è di odiarlo, detestarlo, temerlo, considerarlo altro da sé, nemico necessario e  indispensabile, l’unico che può compiere il sacrificio e il rito e la rinascita.

In definitiva:


l
a scrittura è un crimine preterintenzionale;

lo scrittore odia il genere umano;

il lettore è un assassino.


Il più innocente, qui, è un pendaglio da forca.


affrancato e spedito da Effe | 09:32 | commenti (77)

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