Allora dev’essere infine vero, che a Torino ci sono i Giuochi Olimpici.
Finora i pedemontani non se n’erano fatti convincere, ma adesso si manifestano prodromi che ai più avvertiti non saranno sfuggiti.
La città è parzialmente militarizzata, e volano certi elicotteri a bassa quota che nemmeno in Apocalypse Now.
Le strade sono pavesate da garruli stendardi color rosso-soviet, a fare di Torino una nuova Stalingrado. Il che è strano, se considerate che qui si ha il sindaco di sinistra più di destra di tutte le passate amministrazioni. Ma in effetti, a ben guardare, qualcuno tra stendardi e manifesti, parimenti rossi, non si riferisce se non indirettamente ai Giochi. Trattasi invero di pubblicità della Coca Cola, sponsor ufficiale – di qui, la scelta del colore.
Sia detto per inciso: sarò senz’altro un pericoloso anarco-insurrezionalista, ma io preferisco di gran lunga il chinotto. Ben ghiacciato, grazie.
Altro segnale sospetto, è la presenza di uomini e donne parimenti tarantolati che sgambettano per la città brandendo una fiaccola a forma di omero di brontosauro. Che poi, nemmeno li si può avvicinare, per via del servizio di sicurezza, a chiedere Scusi, mi fa accendere?
Ma il segnale definitivo, quello che dà ragione ai possibilisti, circa prossimo inizio dei Giochi, è la presenza massiccia e in ogni dove dei sedicenti Volontari.
Lo si riconosce subito, il Volontario, per via della zimarra che indossa, che presenta i colori ufficiali dei Giochi: un tristo grigio topo, brevemente spezzato da brividi rossi e arancione.
Codesti Volontari giungono da tutta Italia, ma anche dall’estero (ho sentito citare Vancouver, Tblisi e Tenochtitlàn).
A loro è affidato il compito di prodigarsi acciocché la manifestazione si svolga senza intoppi.
Senonché essi Volontari appartengono a categorie umane che rasentano l’inverosimile.
Per limitarmi alla sola mattinata di oggi, qui si è incontrato, nell’ordine:
un’arzilla ottuagenaria con la cataratta;
un pensionato calvo e con la gotta;
un marinaio con lo scorbuto;
un renitente alla leva;
un ex cameriere con dodici bypass;
un ragioniere con la cifosi;
una casalinga con l’alitosi;
uno studente fuoricorso da quarant’anni;
un prete spretato;
un insegnante di tango argentino (il tango, argentino; lui, di Abbiate Grasso).
Forse è per questo che li chiamano Volontari: perché dati questi presupposti, per far sì che i Giochi si svolgano con successo non resta che affidarsi alla volontà di Domeneiddio.