URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

lunedì, aprile 03, 2006

Per sempre


Qui la notte arriva a stento.

Qui inizia il giorno a malincuore.

Qui la gente vive a lungo solo per non dover morire.

E’ terra indolente, dove il tempo ha lentezze e le cose non vogliono cambiare.

Rubio e Moreno sono ancora di fronte come da tanto tempo ormai, come quando è iniziato, e nemmeno lo ricordano più.

Era bello allora, Moreno, biondo e aquilino, e leggero d’occhi.

Era bruno invece Rubio e forte, la pelle cotta e la voce di sole.

Nell’unica piazza, all’unica taverna, Pandora Torres li fece perdere entrambi nel profumo della sua pelle che sapeva di notte, mentre puliva i bicchieri con lo straccio che prima aveva conosciuto tavolacci e sedie zoppe.

Né sapeva scegliere, Pandora, tra biondo e bruno, e li avrebbe voluti entrambi.

Lo decisero quindi loro e per sempre, che uno solo poteva vincere e restare, e lo sconfitto doveva andarsene lungo la strada di polvere e dimenticare.

Non c’erano armi, in paese, ma i suoi abitanti eran noti per certe fionde con cui ricacciavano gli esattori delle tasse venuti dal capoluogo del distretto. Rubio e Moreno raccolsero un sasso entrambi, ed era della grandezza d’un pugno d’uomo. Si posero ai due margini dell’unica strada che attraversava il paese, indietreggiando poi di venti passi. Tesero le fionde mirando alla fronte.

O l’uno, o l’altro.

Ma quando stavano per scoccare, passò tra di loro e lungo la strada il funerale di Santiago Viejo, che si era deciso infine a non vivere più.

In testa alla processione c’era per primo don Segundo, il prete, e poi la famiglia, i parenti, i vicini di casa, gli amici, i conoscenti, gli sfaccendati, i curiosi, i compagni di lavoro, una rappresentanza dei commercianti, tutto il resto dei commercianti, il sindaco, i gendarmi, i detenuti, gli arrestati in attesa di giudizio, il medico condotto, i malati, i questuanti, il maniscalco, il garzone del maniscalco, i cavalli da ferrare, i proprietari dei cavalli da ferrare, il padrone della fabbrica, gli operai, i sindacalisti, gli scioperanti e i crumiri, e dopo questo primo gruppo ne seguivano altri molto più numerosi, e dal mattino fino a notte sfilarono persone da tutta la provincia, e gli ultimi neppure sapevano perché erano in corteo e dove stavano andando.

Rubio e Moreno erano rimasti per tutto quel tempo ai due lati della strada con il braccio teso, separati dal mondo in fila indiana. Alla fine decisero che era troppo buio ormai per tirare alla fionda, e rimandarono la sfida all’anno dopo, convenendo però di trovarsi per sicurezza  ai lati della strada ferrata, dove da tre generazioni non passavano più treni e la polvere aveva nascosto traverse e binari.

Tesero allora le fionde per la bella Pandora l’anno successivo, ma acuto un fischio li fermò, e tutta la gente venne a vedere il treno che chissà da dove si era infine fermato tra di loro.

Un attendente in divisa annunciò il discorso del Generalissimo. E il Generalissimo uscì dal treno, l’occhio cisposo di sonno fondo, lucido di medaglie e alamari e spalline d’oro. Dopo essersi lavato la faccia in un catino che svelto l’attendente gli reggeva, arringò i presenti accorsi in folla, li chiamò eroi della Patria giovane, li ringraziò per il sangue donato alla rivoluzione, e chiese ancora uomini e sacrificio per l’avvenire.

Voi abitanti di Ushuaia – disse – abituati a deserto e ghiacci, non temerete di certo la sciabola e il piombo.

Terminò il  discorso nel silenzio numeroso.

Tutti guardavano come gazze il luccichio delle sue medaglie, e non avevano capito una sola parola.

Il Generalissimo si guardò intorno, notando sagacemente l’assoluta mancanza tanto di deserti quanto di ghiacci. Si fece consegnare allora dall’attendente una mappa lacera e la srotolò seduta stante. Dopo essersi grattato con marziale vigore il mento mal rasato, chiese se la città di Ushuaia fosse molto distante.

Rispose per tutti il sindaco, che era uomo istruito e aveva viaggiato.

Mai senta prima d’ora, signor Generale.

Il Generalissimo ordinò ai suoi di passare immediatamente per le armi il macchinista del treno, traditore della rivoluzione, e chiese alla folla un volontario che lo sostituisse alla guida della locomotiva.

La Patria lo esige, disse.

La maggior parte dei presenti vedeva un treno ora per la prima volta, e così anche Simon Horabuena, che però una volta aveva guidato una bicicletta. Poiché lo esigeva la Patria, mandarono volontario lui, e il treno si allontanò indeciso e a strattoni.

Abbandonate le fionde, l’anno successivo Rubio e Moreno si contesero il cuore della bella Pandora in una gara di corsa che doveva toccare tutte e sette le città grandi del distretto.

A dare il via fu chiamato don Fernando Hiracocha, straniero e farmacista, muto ma preciso per professione.

Quando don Fernando agitò il fazzoletto, segnale convenuto per la partenza, i due sfidanti non erano ancora in posizione ma, superata la sorpresa, si lanciarono nella corsa come purosangue.

Tornarono due mesi più tardi, magri come levrieri e laceri. Prima ancora che arrivassero al traguardo, il farmacista con gran gesticolare li fermò, e in qualche modo fece comprendere che lo sventolio del fazzoletto, interpretato come segnale del via, era stato invero una reazione involontaria, determinata dal passaggio eccessivamente ravvicinato di un’ape proprio in quel momento inopportuno. La partenza era quindi da considerarsi falsa e la gara irregolare, senza vinti e vincitori.

La stagione successiva Rubio e Moreno stabilirono di sfidarsi a nuoto, risalendo la corrente e i vortici del fiume proprio nell’anno di quella prodigiosa e improvvisa siccità, e ancora oggi nelle cantine si ritrovano gli utimi pesci rimasti sul greto e messi in gran numero sotto sale.

I duellanti per tutta la vita si sfidarono in gare mortali, senza che nessuno riuscisse a sconfiggere l’altro vincendo l’amore di Pandora Torres.

E adesso, e ancora, i duellanti sono ora qui, canuti e curvi ma arresi mai.

Si sfideranno in una gara di madrigali sotto la luna chiara e la Croce del Sud, e canteranno tutta la notte e oltre, finché uno dei due non si dirà vinto.

Canteranno qui, sotto la finestra della bella Pandora, che fin da giovani li stregò per sempre.

Canteranno, ma nessuno aprirà quella finestra.

Pandora se n’è andata vent’anni fa, stufa di attese e di lentezze.

Se l’è portata via un commesso viaggiatore con la sua valigetta che lasciava nell’aria un profumo spesso di sapone e cocco.

Se n’è andata, Pandora Torres, ma qui restano Rubio e Moreno, vivi nella sfida.

Questa è una terra che fa resistenza, dove il tempo rallenta e le cose non vogliono cambiare mai.


affrancato e spedito da Effe | 08:27 | commenti (44)

THE CURE
Hard Boiled Blogosphere
Blog Aggregator 3.3 - The Filter

 

 

dipinto da buba