URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

giovedì, aprile 06, 2006

Salam, maman

Quivi non si indulge, per solito, in recensioni letterarie. Già v’è chi volenterosamente lo fa assai meglio (o anche peggio, nevvero).
Ma di
questo libro vi debbo parlare.
Hamid Ziarati
è giovane ma ha cultura antica, è ingegnere ma scapigliato, è scrittore ma gourmet, è iraniano ma ha una sorella ebrea.
Nato a Teheran a metà degli anni ’60, ne fugge dopo la rivoluzione khomeinista, in cui pure aveva creduto.
Salam, maman è il suo romanzo d’esordio, ed è l’epica del quotidiano. E’ la Grande Storia raccontata attraverso le piccole storie, è il passaggio dal regime dispotico dello Shah a quello prima libertario e poi liberticida degli ayatollah, visto attraverso gli occhi meravigliati di Alì, un bambino che cresce mentre il mondo cambia così violentemente intorno a lui.
Lo stile è lineare e lieve, e mai indulgente.
Dovreste conoscerlo, Hamid, dovreste vedere il fuoco nei suoi occhi quando parla dell’Iran.
Dovreste sentirlo quando recita a memoria prima in persiano e poi in italiano le parole del Pesciolino Nero, un libro che ha segnato la sua infanzia (… l’importante è se la mia vita o la mia morte abbiano avuto qualche influenza sull’esistenza degli altri).
Dovreste incontrarlo.
Vi piacerebbe.
Io l’ho incontrato all’indomani dell’uscita del suo libro, tra i profumi speziati di una cucina che accoglieva sapori arabi e mediterranei.
L’intervista che ne è risultata la trovate adesso su
Libroblog.
C’è un versetto che si recita sempre, a iniziare ogni cosa nuova. Che sia così anche per Hamid Ziarati:

در نام از يزدان, بخشاينده و بخشاينده
Besm’ellah-e rahman-e rahim


affrancato e spedito da Effe | 08:48 | commenti (45)

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