URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

martedì, maggio 09, 2006

Giornata delle Scritture di Strada a Torino (flash-back)

C’erano parole nell’aria, che sfruttavano correnti ascensionali per muovere cielo e nuvole.
Il primo a scrivere è stato un ragazzino, che ha riempito due pagine a segni rossi e vitali.
L’ultima una signora anziana che, mentre a sera stavamo smontando l’allestimento, ha continuato imperturbata a scrivere sull’ultimo tavolino rimasto, fino a coprire una pagina intera di caratteri puliti e fitti.
In mezzo, piccoli mondi.
Il Calligrafo, capace di scrivere su ogni supporto e con ogni strumento, e gli Street Writers a tinte forti.
Scrivere per esistere, scrivere per resistere, c’era scritto su un rotolo di carta da parati. Si avvicina allora un Tadzio, ma più sofferto e timido.
“Scrivo poesie”, dice, ma non ce n’era bisogno, si vede.
“Anch’io scrivo per esistere”, dice ancora.
Hamid Ziarati lascia su un grande foglio i versi in persiano di un altro poeta, e sono segni e suoni bellissimi.
Alcuni scrittori di strada leggono le loro parole davanti a una videocamera, e ne verrà un podcast.
A metà pomeriggio c’è un momento di splendida anarchia: la gente, in gran numero, si impossessa della nostra area e scrive, imbottiglia storie, inserisce le scritture nelle urne per la raccolta differenziata di parole, scrive sui rotoli verticali delle macchine leonardesche, e tutto in perfetta autarchia.
Un bambina estrae due parole per creare un binomio bizzarro e, da qui, una storia. Le parole sono “biscia” e “”carnale”. La biscia carnale crea imbarazzo nella bimba e nei suoi genitori, ma per motivi diversi. Si conviene allora che “carnale” dev’essere un refuso, e che si tratta invece di “carnevale”. Sorridono tutti (anche le bisce).
C’è la signora che mi prende sottobraccio e poi, dopo aver sentito le mie spiegazioni dettagliate sulla giornata delle Scritture di Strada annuendo con convinzione, dice “Io veramente sarei interessata al torneo di scacchi. Sa dove si svolge?”
“Lei è una giocatrice?”
“Non so un fico secco di scacchi, Ed è proprio per questo. E’ il bisogno di conoscere che ci fa liberi, lo sa lei o non lo sa?”. Adesso sì, adesso lo so.
C’è chi viene per fare un’intervista, e poi finisce con lo scrivere una storia.
Ci sono i bambini che scrivono parole su palloncini liberati a sera verso il cielo.
Ci sono fogli-foglie colorate piene di parole e appese al sole come bucato.
E c’è una signora novantenne, malferma e dallo sguardo lontano e chiaro, che nonostante la mano destra fasciata vuole e riesce a scrivere poche righe.
“Si capisce?”, chiede poi.
Si capisce, sì.
Si capiscono, da questo, molte cose.

affrancato e spedito da Effe | 10:32 | commenti (33)

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