URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

mercoledì, giugno 21, 2006
Cronache dalla fine del mondo
(profili, tre di cinque)

Sapeva che sarebbe accaduto, ora e ancora.
Lo attendeva, e l’attesa era già un arrendersi, soltanto e appena diluito.
Ricordava da distante, come un pensiero non suo ma solo raccontato, l’anno in cui era sceso, per caso e per sempre, alla stazione di quel paesino di troppa campagna. Un villaggio di pietra grigia e senza voce. Un luogo di cui, per così tanti anni e ancora, non conosceva neppure il nome, o la lingua.
Eppure era lì che la vita, per quanto era lontana, non arrivava più a far male.
L’imperfezione di ogni mondo lo aveva premuto da tutti i lati fin quasi a schiacciarlo, togliendogli spazio e respiro.
Tutto era così incompleto, così sbagliato.
In quel villaggio aveva potuto allontanarsi e difendersi e quasi dimenticare ogni imperfezione.
Aveva costruito una grande serra, dove da anni ormai coltivava fiori d’ogni colore e profumo. Tutti i mesi si faceva inviare per posta bulbi e semi da ogni parte del mondo, e passava i giorni a interrare, seminare, tentare innesti.
Migliaia le piante, ormai, a disegnare il mandala di una vita a margine. 
Se si fosse interrogato in proposito, avrebbe forse potuto dirsi impercettibilmente felice.
Eppure, accadeva ogni notte.
Qualcosa che vedeva in sogno, la stessa cosa e sempre, e mai riusciva a ricordare al rapido risveglio, già in apnea.
Anche quella notte si destò, nel villaggio che respirava un grigiore appena chiaro.
Uscì di casa schiacciando a piedi nudi brividi ed erba umida, e raggiunse la grande serra sul retro del giardino.
Una mano.
L’interruttore.
La luce.
Di fronte a tutto quello, iniziò a ricordare.
Ogni singola pianta era d’improvviso fiorita, esplodendo colori.
Migliaia di piante, diverse per stagione e tempo, e tutte adesso in fiore, di notte, in quella notte.
Era così che l’aveva cercata per milioni di anni e più ancora.
La perfezione.
Nulla era fuori posto, in ritardo o in anticipo, mancante oppure sbagliato.
Il suo mondo, lì e adesso, dopo tutto quel tempo, era la massima perfezione possibile.
Era chiaro ora il sogno, e il senso, e sapeva cosa fare.
Non aveva molto tempo.
Iniziò subito, indossando i guanti e il grembiule.
A prima mattina, il lavoro era terminato.
Il tempo non avrebbe più mutato quella perfezione, non l’avrebbe corrotta o mutilata.
Nulla avrebbe rovinato l’attimo completo e giusto che aveva conosciuto.
Si asciugò la fronte e lasciò cadere le cesoie sul pavimento della serra, coperto da migliaia di corolle recise.

affrancato e spedito da Effe | 09:07 | commenti (21)

THE CURE
Hard Boiled Blogosphere
Blog Aggregator 3.3 - The Filter

 

 

dipinto da buba