URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

venerdì, giugno 23, 2006
Cronache dalla fine del mondo
(profili, cinque di cinque)

Non si è riconosciuto più.
E forse non è davvero lui, ormai.
Non più suo, quello sguardo in filigrana, né il profilo scaleno.
Osserva ora la sua vita in controluce, ne distingue contorno e forma, ma il resto è d’ombra.
Aveva giurato che l’avrebbe fatto mai ed è tornato, invece, e proprio adesso.
A chiamarlo sono state le stesse cose per cui se n’era andato. Un mondo di colline, gli appezzamenti ortogonali di giallo e di verde, i vitigni di uve bianche, il casale dei suoi vecchi.
Uguale tutto fin dalla Creazione e prima ancora, le stesse esistenze di caldo immobile di giorno e di parole fresche fino in fondo alla notte.
I giorni, lì, sapevano di terra e ferro, e ogni respiro era strappato ancora a schiena curva con la zappa e a fil di falce.
Lui, invece, aveva desiderato una vita così leggera da poterne dire, alla fine, che non era esistita mai.
Per questo era partito. Per questo è ancora lì.
Le sere son chiare a lungo, adesso, e arriva fin qui, alla casa sulla collina, odore di prima estate e fienagione.
Saranno più avanti i canti nelle aie, e il vino nuovo.
Ora c’è silenzio, e giorni che finiscono piano.
Si siede sotto il pergolato.
Aspetta.
Si guarda.
Non più sue, le mani lungo i fianchi, non il corpo stanco appoggiato al muro che sente tiepido contro la schiena.
Si sta abbandonando, lo sa.
Si lascia ostaggio d’altro.
Non ha voglia di resistere, o di fuggire.
Quassù può attendere il tempo senza sapere che passa.
Forse aggiusterà lo stabbio, forse rincalzerà le piante giovani.
Oppure rimarrà seduto verso il mare di colline, ad aspettare.
Con fatica decisa all’ultimo momento, rientra in casa e accende un fuoco minimo nella vecchia stufa.
La fiamma secca si fa più alta, quando vi lascia scivolare sopra i fogli con gli esiti degli esami clinici.
Fuori, il giorno non è ancora terminato.

Nota per l’esegeta (ehm).
I frammenti ivi pubblicati costituivano, in origine, un nucleo unico, legato alla sensazione che ogni giorno si dissolvano, accanto a noi, infiniti mondi. Con una certa probabilità, altrettanti ne nascono, a saperli raccontare.
Da ogni frammento, e verso ogni frammento, sono stati traslati elementi trasversali. Dacché i singoli brani non sono stati resi pubblici nello stesso ordine in cui vennero scritti, ora non è più possibile, e forse neppure importante, comprendere origine e direzione degli elementi traslati.

affrancato e spedito da Effe | 08:38 | commenti (27)

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