URBI ET ORBI.
Questo blog va contro ogni buonsenso.
Andare contro ogni buonsenso, tuttavia, è un buon modo per non arrendersi.
Se avessimo più buonsenso, ci arrenderemmo.
(P. O. Enquist, quasi)

mercoledì, settembre 06, 2006
Recensioni sbagliate
(cose che non so fare)

Ora, non è che segnalare un libro debba costituire un privilegio per pochi iniziati. Chiunque ne abbia la tempra si disponga pure alla tenzone; l’importante, se non si è capaci, è di ammetterlo in anticipo.
Io, ad esempio, vi segnalo in modo senza meno errato due libri. Intanto, è sbagliato l’accostamento degli autori: l’uno è uomo e l’altra è donna, il primo è italiano e la seconda  galiziana, l’uno ha scrittura concreta e solida, mentre la scrittura dell’altra è aerea e sfuggente. Lui è arrivato al blog dopo aver pubblicato tre libri (due nel solo 2006), lei ha scritto un libro dopo l’esperienza in rete.
L’accostamento tra i due autori sarebbe dunque incongruo, non fosse per l’appunto per questa scelta, antecedente o successiva, ma comunque qualificante, della scrittura in rete. Mi si permetterà dunque di perseverare nell’errore.
Attendevo la pubblicazione di Sicilia di Maria Carrazoni (Untitled Editori) per un motivo esatto. Volevo sapere in che modo la sua scrittura, in costante disequilibrio, mai conclusa come l'anello di Moebius, avrebbe potuto essere addomesticata per la trasposizione in un libro. La risposta è stata in fondo semplice: non la si è addomesticata per nulla.
La scrittura è appena un po’ più mite, appena un po’ più controllata, ma per il resto è un riprendere discorsi potenti. Ci sono i richiami a personaggi fenogliani e pavesani, c’è il viaggio, c’è il mutevole rincorrersi dei diversi Io presenti (chi narra, chi ascolta, e ora sono donne, ora uomini, ora solo identità).
Il viaggio, dicevo. Quello in Sicilia, realmente compiuto dall’autrice; ma ancor più quello interiore del dialogo d’amore. E' un diario, il libro, è un carteggio di lettere mai scritte. Ho inteso che forse è la destinataria di queste lettere a immaginare e desiderare, nel suo negato e crudele bisogno d’amore, che qualcuno le scriva. Ho capito come il libro possa avere anche una connotazione, come dire, lateralmente religiosa, con un amore impossibile (da vivere e da abbandonare), a cui non viene risposto che silenzio. Ho pensato che forse non è il mittente, come nella prima ipotesi, a essere immaginario, mentre lo è il destinatario delle lettere, e che si tratta dunque di lettere a me stessa che raccontano il mondo, con le sue impossibilità, visto da Maria Carrazoni.
Ho detto bene, che queste erano recensioni sbagliate. Le mie ipotesi interpretative, che non mancano di una qualche suggestione, sono state tutte sconfessate dall’autrice.

Remo Bassini ha una vita che è già racconto. Prima di diventare giornalista e direttore de La Sesia di Vercelli, è stato operaio, portiere di notte, insegnate in carcere. Una vita immersa con carne e midollo nella realtà. Così è la sua scrittura; carne e midollo. Circa il suo ultimo libro, Lo scommettitore (Fernandel), potrei dirvi che è stato da poco il libro del mese di Fahrenheit, con conseguente esposizione in bellavista presso la Feltrinelli. Potrei dirvi che il libro è accompagnato da una nota di Marco Travaglio. Potrei dirvi che è stato recensito da Tuttolibri e da Stilos.
E invece, tenendo fede alle premesse, sbaglio recensione e vi parlo del primo libro di Bassini, Il Quaderno delle voci rubate (La Sesia), che non è accompagnato da note, non è stato il libro del mese e neppure della settimana, e nelle riviste intellettuali è passato, credo, sotto silenzio.
Ve ne parlo per due motivi. Il primo, futile, è una curiosità. Ricorderete un filmato pubblicitario di qualche tempo fa: una famigliola con suocera al seguito si sollazza in gita automobilistica, quando il padre-conducente nota, lui solo, che sul pianale della vettura è stata dimenticata, si suppone in un’occasione adulterina, una scarpa da donna. Attirando l’attenzione degli altri occupanti verso qualcosa di inesistente al di fuori dell’auto, ratto il conducente getta la scarpa dal suo finestrino. Giunti a destinazione, la suocera si lamenterà di non riuscire più a trovare la sua scarpa, sfilata durante il viaggio. Ebbene, nel Quaderno è presente l’identico episodio. Ma proprio identico. Solo che il manoscritto di Bassini, circolato per case editrici, è precedente alla pubblicità. I creativi nostrani riservano con evidenza molta attenzione agli autori inediti; sia resa loro la giusta lode.
Il secondo motivo di questa segnalazione sbagliata riguarda la tecnica narrativa di questo romanzo, in cui l’Io che racconta, da spettatore finisce con il diventare personaggio invischiato nella trama di operai, preti e prostitute (carne e midollo, appunto). Il libro è scritto a frammenti. E qui in rete si conosce bene la potenza del frammento, il suo non essere mai concluso nelle proprie potenzialità, la ventura di poter essere ancora tutto, il non de-finito, il non de-limitato.
La verità è inconoscibile, nella sua interezza. Si rispecchia, forse e a volte, in qualche improvvisa scheggia.

affrancato e spedito da Effe | 08:56 | commenti (25)

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