Il dio delle colline
(storia quotidiana in tre atti, due finali e un mistero)
Finale secondo
In cresta alla grangia, il lento lavoro delle stelle che filtrano oro accenna a farsi luce sull’uscio della casa, ma si sofferma, rabbrividisce, rallenta e lì resta, rischiarando di un niente l’interno della stanza.
- Ménico Reviglio, vien fuori – intima il podestà, ma piano, come l’avesse pensato solamente.
I tre uomini accompagnano la poca luce entrando appena nella casa scura. La stanza è vuota, eppure è ingombra di voci in attesa, di occhi animali, di notti e di fuochi. E infine c’e, nella penombra, un profilo ostinato, ottuso. E’ il vedovo Reviglio, oppure un albero di noce, o il prossimo autunno.
- Ménico Reviglio – graffia con la voce il farmacista - noi non ti crediamo. Non crediamo più in te.
L’ombra spessa si fa forte del silenzio e degli sguardi di nebbia degli uomini. E’ di questo che vive. Poi, ma forse è solo immaginazione, si srotola nell'aria un respiro di polvere, o un sorriso, ma doloroso e lento, lontano già come un ricordo.
Poi, più nulla.
Soltanto, i muri della casa sembrano ora meno spessi, e la notte più disperata.
- Andiamo, è finita. E’ vinto – constata il farmacista.
- Solo questo? Nient’altro? – dubita ancora l’oste.
- Solo questo. Nient’altro.
Ora, fuori dalla casa e sul sentiero, c’è un mondo intero a ritroso, e quel che era l’andata ora è il cammino del ritorno. L’aria è trasparente e del tutto buia, come se intorno non ci fosse nulla. Appena qualche pinastro in costa, ma già indeciso e opaco, come se una malattia, o la dimenticanza, avesse mangiato via le radici.
Gli uomini a metà sentiero si voltano indietro. La casa sulla grangia non si vede già più , rientrata nella notte, o nella terra.
Giù da basso, in fondo alla conca, Paroldo era e non è più, con i tetti bassi di pietra grigia, le strade in salita, l’odore del pane la mattina presto. Scomparsi sullo sfondo i sogni e le cambiali, i litigi e le fienagioni. Una notizia che doveva arrivare domani non è mai esistita, quel viaggio nessuno lo farà.
Dei tre uomini si sente ancora il passo a discendere la sterpaia sul sentiero che ora si riconosce a stento.
Tra poco svolteranno dallo sperone che ancora li nasconde, le loro scarpe smuovono radici e polvere, sono vicini ormai, ancora un passo, uno sfrondar di rami, ma quando devono svoltare oltre la roccia e comparire, la notte restituisce silenzio al silenzio, e poche stelle, e nessuno che sia mai stato su quelle colline.
Finalmente, il temporale.
(fine)