L’interpretazione inautentica
(breve appendice a Il dio delle colline)
Ebbene.
Un mistero, io credo, non è tanto una cosa di cui non si conosca la chiave.
Il mistero è qualcosa che c’è, ma non si vede. Non ci si accorge della sua presenza in mezzo a noi.
Saperlo vedere è sciogliere il mistero.
Provo a lasciare qualche impressione sul racconto precedente. Non pretendo sia questa l’interpretazione autentica, perché io ne so quanto voi.
Si dice che nel finale del racconto sono scomparse le donne e il loro mondo parallelo. Forse non è così.
Si legga il Finale Primo (un bell’ossimoro, nevvero). Chi è che avvelena il vino, e proprio quello bevuto dai congiurati? Per alcuni, è stato il vedovo Reviglio. Può anche darsi, ma qualcosa sfugge.
Intanto, le donne-Masche hanno giurato che, se gli uomini sparigliavano il mondo, loro avrebbero pareggiato, e nello stesso senso va lo specchio che riflette la colpa e i colpevoli (lo specchio raddoppia, cattura le anime e, dovreste saperlo, è porta di altri mondi e del mistero – appunto).
Inoltre, c’è quella fugace apparizione-segno della volpe creduta donna, o della donna creduta volpe. Saper farsi animale era dote delle Masche, di chiara derivazione sciamanica.
Altra sapienza che apparteneva loro era l’arte di utilizzare erbe officinali. E funghi, naturalmente.
Le donne ci sono, io credo; solo, non si vedono – ed è mistero.
E poi, chi ha mai viso appellare un uomo come vedovo Taldeitali? Di una donna, si può dire che è la vedova Reviglio, intendendo che è la moglie del defunto signor Reviglio. Ma qui si insiste ritmicamente sulla cadenza vedovo Reviglio.
Chi è costui? Qual è la sua identità, la sua sostanza? In quale rapporto sono, le donne-Masche, con questo uomo/donna/mezzodìo? Sono vittime, sacerdotesse, mandanti? Esitono loro, e non il vedovo, o il vedovo e non, invece, loro?
Mistero.
Diverso è il Finale Secondo.
Viene detto all’inizio del racconto: Credere bisogna pur credere. Gli uomini hanno necessità di credere, sia pure in qualcosa di sbagliato e impossibile.
Credere (a) un mondo è ciò che lo fa esistere.
Nel finale, il patto viene rotto. Gli uomini non credono più, e nemmeno il mezzodìo crede più in loro. Il mondo, allora, non può che svanire. Anzi, non è mai esistito, retroattivamente.
In effetti, la frase finale del racconto doveva proprio essere Questa storia non è esistita mai, e intendevo cancellare materialmente i post dopo la loro lettura. Non è detto che non lo faccia.
Poi, ha ragione chi dice che tutto avviene la terza volta, che c’è dell’altro – è il mistero, e io non lo conosco.
C’è sempre dell’altro, c’è sempre una volta costantemente prossima.
Per questo bisogna esserci: per poterla raccontare.